Il Mattino – 7 gennaio 2012

Spara al picchiatore, già assolto sul web

I lettori del sito del www.mattinopadova.it si schierano compatti con l’anziano che ha ferito l’albanese violento

In cella con l’accusa di tentato omicidio ma già assolto sul web. La vicenda di Paolo Meneghetti, l’anziano di Noventa Padovana che giovedì sera ha sparato all’addome a Dritan Caushi, 33 anni, albanese, perché dopo aver subito per mesi vessazioni e scenate di gelosia davanti a casa(da Meneghetti lavora come badante la fidanzata di Caushi) ha reagito con l’uso delle armi perché il giovane stava scaricando la sua ira a calci e pugni su Livio Melchiori, 72 anni, «colpevole» solo di essere amico di Meneghetti, ha provocato una reazione altrettanto decisa e compatta del popolo che segue il sito del mattino di Padova (www.mattinopadova.it).

Poco importa ai lettori sapere i motivi che hanno convinto il sostituto procuratore Luisa Rossi che ha coordinato le indagini dei carabinieri a chiedere la detenzione con l’accusa di tentato omicidio anziché di eccesso di legittima difesa. Troppa la rabbia per un’aggressione gratuita dettata da ragioni che non dovrebbero e non possono essere «discusse» menando le mani. «Medaglia d’oro» è il primo commento «postato» ieri mattina a corredo dell’articolo. E subito dopo: «Solidarietà a Meneghetti! Nemmeno difendersi si può ora da questa marmaglia!». E ancora: «Ma che razza di bestia è? Poi bella forza a trent’anni contro uno di settanta!».

Paolo Meneghetti, 68 anni, hanno spiegato i carabinieri in conferenza stampa ieri mattina, è stato arrestato e portato in carcere dopo un paio d’ore di valutazioni da parte degli inquirenti. Due gli elementi che hanno spostato l’ago della bilancia verso il tentato omicidio piuttosto che verso l’eccesso di legittima difesa. Il primo: dopo aver sparato all’addome dell’albanese ad una distanza di meno di un metro, Meneghetti è tornato nel suo appartamento senza chiamare né il 112, né il 118 (i primi sono stati chiamati dai vicini). Secondo: quando i carabinieri sono entrati nel suo appartamento l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità («Ho sparato io, ma non volevo ucciderlo»), ma aveva già sostituito il bossolo della calibro 38 (a tamburo) e quello usato lo aveva nascosto all’interno dell’armadio. I carabinieri, infatti, hanno dovuto perquisire da cima a fondo la stanza prima di trovarlo (il bossolo). Per gli inquirenti entrambi i comportamenti trascendono l’eccesso di legittima difesa. Come dire: se Paolo Meneghetti dopo aver sparato si fosse premurato di chiamare i soccorsi e non avesse tentato di nascondere le prove ora sarebbe a casa sua. Ma queste sono solo supposizioni che lasciano il tempo che trovano.

Paolo Meneghetti è stato arrestato e resta a disposizione dell’autorità giudiziaria fino all’interrogatorio di garanzia. Ma ciò non farà altro, probabilmente, che inasprire i commenti. Come potrebbe non calmare i lettori sapere che probabilmente anche Dritan Caushi, clandestino, già conosciuto per questioni legate a minacce e spaccio e gravato da un divieto di dimora in Veneto potrebbe essere arresto per lesioni gravi. Ma ce n’è per tutti sul web. Anche per i carabinieri: «Il povero Meneghetti disperato ha sbagliato a sparare ma si sarebbe potuto evitare se i carabinieri avessero provveduto prima ad evitare questa tragedia visto che sapevano cosa stava facendo da un po’ di tempo», è sottolineato in un post. E un altro: «Meneghetti in quel momento era sicuramente incapace di intendere e volere. Momentanea infermità mentale, dovevano ospedalizzarlo e rimandarlo a casa non in galera». E questi sono i commenti meno acri. Tant’è che uno dei frequentatori del sito scrive dopo aver letto molti post dello stesso tenore: «tutti ‘sti commenti sono apologia di reato, eh…».

Ma la questione può essere vista anche sotto un altro aspetto: questi commenti sono rappresentativi o sono un campione fuorviante? Certo è che non è possibile non tenerne conto. Nel bene o nel male.

Paolo Baron

Fonte: ilMattino

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